Il leone secondo Raise3D N2 Plus

Pietro Meloni Arte, Stampa 3D

Giorni fa, mi sono imbattuto in un modello davvero interessante. Generalmente non amo stampare mostri, personaggi fantasy e gadget; i miei clienti sono quasi tutti professionisti, ed hanno esigenze ben diverse. Ma il modello in questione mi ha attratto per la genialità dell’approccio. Stampare capelli (veramente, peli in questo caso) con una macchina FDM è sempre stato off limits. Sappiamo tutti che questa tecnologia (ma per verità, in generale tutta la stampa 3D) non riesce a riprodurre dettagli del genere, e inoltre l’idea di “supportare” dei veri e propri capelli fa semplicemente inorridire.

E qui entra in gioco – per l’appunto – il genio. Il personaggio in questione, del quale conosco purtroppo solo il Nickname “Geoffro”, ha messo a punto un sistema davvero originale per riprodurre in modo abbastanza realistico la folta criniera di un leone. E così, anche se nutrivo qualche dubbio sulla reale fattibilità, ho deciso di stampare il modello.

Come sempre, la fedele N2 Plus non ha fatto una piega. Ogni volta rimango impressionato della assoluta imperturbabilità di questa stampante rispetto alle stampe più problematiche. L’ho accesa ieri sera, ho assistito per qualche decina di minuti alla stampa del raft e dei primi strati, e ho chiuso l’ufficio.

Stamattina avevo qualche noioso (burocratico) impegno, e la giornata si presentava, come spesso accade quando ho questo genere di incombenze – grigia.

Poi mi sono ricordato che avevo un leone ad aspettarmi. Forse. Ho immaginato per qualche momento un groviglio inestricabile di fili nel bel mezzo della stampante. E poi ho sbrigato i miei impegni, e finalmente ho aperto il laboratorio. Il leone, solenne e paziente era li, ad aspettarmi dentro un tubo – una specie di casco da parrucchiere. Ho staccato il modello, preso un paio di forbici, e mi sono improvvisato acconciatore, con il comodo Versatip come asciugacapelli.

Il leone è magnifico. Forse leggermente ipertrofico, ma non sono un grande parrucchiere.

Guardando il modello finito, ci si chiede come sia stato possibile realizzarlo. Nessun sistema ad asportazione, neppure con un numero illimitato di assi sarebbe riuscito. Meno che mai sarebbe stato possibile stampare ad iniezione un soggetto del genere. E allora, come è venuto fuori.

Ecco, Geoffro ha risolto il problema alla grande, aggirando le difficoltà con una trovata magistrale, che sottolinea e dimostra che – anche con le macchine più semplici e affidabili possibili, è sempre “il manico” che fa la differenza.

Si è inventato una “parete sacrificale”, e sfruttando la capacità di bridging (stendere filamenti “sul nulla”) di alcune stampanti, ha fatto in modo di creare filamenti che partissero “dal cuoio capelluto” del leone ed arrivassero alla parete.

Guardando l’immagine seguente (il modello che ho trovato in macchina stamattina) si capisce meglio.

Il leone è comodamente seduto in questa specie (appunto) di casco da parrucchiere, dove sembra aver subito uno “stiraggio” della criniera.
A questo punto, è necessario tagliare i “peli” in prossimità della parete sacrificale con delle forbici, per liberare il Leone dal suo scomodo involucro.

Ed eccolo qui, il nostro Re della foresta. Appare leggermente accigliato per la pettinatura, esageratamente geometrica…

Ci vuole il tocco di un abile coiffeur… Al posto del phon (ma si può usare anche quello), ho impiegato il Versatip per modellare la capigliatura regale.

Qualche tocco, e i “fili”, perfettamente distaccati l’uno dall’altro, si adagiano per gravità sotto l’effetto della temperatura. Una messa in piega che restituisce tutta la regale maestà al nostro amico.

Davvero divertente. Ed emblematico. Dico sempre ai miei clienti che per scoprire a fondo le potenzialità di questa tecnologia è necessario giocare. Questo è un eloquente esempio. E dico un’altra cosa: la stampa 3D è l’ideale per realizzare cose che non si possono realizzare diversamente, l’ideale per materializzare la nostra immaginazione. Anche in questo caso, il nostro leone rappresenta, pur nei limiti di una realizzazione artigianale, qualcosa che sarebbe stato molto difficile sviluppare diversamente.

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