Turning Pro e il Manifesto del Portapranzo

Pietro Meloni Riflessioni personali

Chi mi conosce da tanto tempo sa che sono un imprenditore seriale, e che amo la libera professione. Amavo anche i tempi in cui il nostro paese era pervaso da entusiasmo e voglia di fare, prima che la borsa divenisse un gioco di bolle di sapone con il quale appropriarsi dei risparmi altrui, e che la produzione industriale divenisse una faccenda di outsourcing. Credo ancora che potremmo tornare a quei giorni, e che tutto sommato le opportunità per i giovani siano migliori oggi che nei vecchi tempi di gloria dell’economia. Prendiamo ad esempio il marketing. Oggi una piccola impresa può raggiungere un incredibile numero di potenziali clienti attraverso internet.

Per questo, mi piace condividere idee, ispirazioni ed altro materiale che può essere utile ad altri piccoli imprenditori, o persone che stanno per intraprendere la libera professione. Oggi è la volta di un libro, “Turning Pro“, e di un blog che veicola il “Manifesto del Portapranzo“. Entrambi sono riferiti essenzialmente al fatto che diventare un professionista è più legato ad un cambiamento di stato mentale che non alle proprie conoscenze. E’ qualcosa che riguarda l’approccio al lavoro. Entrambi gli argomenti meritano uno sguardo più profondo, ma tanto per iniziare, ecco il Manifesto del Portapranzo.

Il Manifesto del Portapranzo

  • Dobbiamo scegliere un lavoro che dia un significato alla nostra vita
  • Dobbiamo impegnarci a rendere il nostro lavoro propositivo, sincero ed autentico. Una pura offerta alla nostra musa.
  • Dobbiamo ingaggiare una guerra permanente, saper resistere, ed accettare il fatto che la gratificazione immediata è un ossimoro.
  • Non dobbiamo parlare del nostro lavoro con falsa modestia o millanteria.
  • Non dobbiamo svilire il nostro lavoro per guadagni a breve termine, e non elevarlo oltre quanto legittimo per soddisfare il nostro ego.
  • Non dobbiamo desiderare i frutti del nostro lavoro, o i frutti del lavoro altrui.
  •  Dobbiamo rispettare il lavoro degli altri e offrire aiuto agli altri professionisti.
  •  Dobbiamo accettare il fatto che il nostro lavoro non sarà mai perfetto.
  • Dobbiamo accettare che il nostro lavoro non sarà mai senza merito.
  • Dobbiamo accettare che il nostro lavoro non cesserà mai.

Il riferimento al portapranzo è legato al duro lavoro dei metalmeccanici, e al conforto che una minestra calda e una fetta di frittata potevano portare dopo le più grandi fatiche. Lo ricordo bene il portapranzo. L’ho visto riempire per una vita da mia madre, che dedicava le ultime ore della sua faticosa giornata per prepararlo a mio padre.
I migliori avanzi della cena erano destinati al papà. Il suo portapranzo e il casco, pronti sul tavolo della cucina per lui che partiva all’alba, erano sacri per noi bambini.   E proprio come il portapranzo offriva sollievo a questi professionisti costretti spesso a lavorare in pericolo di vita, abbiamo bisogno di preparare il nostro pranzo simbolico prima di affrontare le difficoltà del nostro lavoro. Facendolo, potremo superare quei momenti in cui ci sembrerà di aver versato tutte le gocce di sudore possibili. Quei momenti in cui ci sembrerà di non farcela più.
Credo che questo sia il miglior manifesto per chi si accinge ad avvicinarsi alla libera professione, e certamente questi dieci punti riflettono molti dei valori ai quali la mia attività ha sempre fatto riferimento. Essere un professionista è un duro lavoro.
E’ un bel lavoro, ed è il lavoro che amo fare. Ma non è mai facile. Credo che se riuscirò ad insegnare ai miei figli di ispirare la propria vita lavorativa a qualcosa di simile al Manifesto del Portapranzo, non dovrò preoccuparmi troppo per il loro futuro.

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